La ricerca di un mezzo per produrre “automaticamente” immagini in una prospettiva perfetta e per registrare obiettivamente il mondo risale a ben prima del 1839, data ufficiale dell’invenzione della fotografia. In particolare l’arte e la tecnica per “memorizzare lo sguardo” si svilupparono con l’ideazione e il perfezionamento della camera oscura, un dispositivo ottico che consiste in una scatola dotata di un piccolo foro. La luce che attraversa il foro proietta, sulla parete opposta della scatola, l’immagine rimpicciolita e capovolta dell’oggetto osservato. Il fenomeno, già studiato da Aristotele nel IV secolo a.C., trovò larga applicazione fra gli artisti rinascimentali, che, come propone Giovan Battista Della Porta (1535-1615) nel Magiae naturalis, sive De miraculis rerum naturalium del 1558, utilizzarono la camera oscura come utile sussidio per la pittura.Testo su "Gli sviluppi fino agli inizi dell’800".

 

L’immagine del Duomo di Firenze formata da una camera oscura (sec. XVII)
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